S.Umiltà, una scuola che innova. Le parole di Marisa Moffa, docente tutor e coordinatore dell’area linguistica - Accanto agli studenti

25 Novembre 2020
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C’è chi arriva con tanto entusiasmo, c’è chi va lasciandosi dietro tanti bei ricordi e chi invece, nonostante prenda altre strade, vuole comunque rimanere legato a quella che considera una grande famiglia e comunità educante. È questa, per esempio, la storia della faentina Marisa Moffa, docente di lingue straniere e di sostegno che ha deciso di continuare ad avere un ruolo attivo all’interno dell’istituto di Sant’Umiltà di Faenza, nonostante sia docente nella scuola statale. Dopo aver insegnato per alcuni anni inglese nelle aule della storica scuola fondata dalle monache benedettine, ora riveste il ruolo di docente tutor e coordinatore dell’area linguistica e dei progetti CLIL. Una scelta, quella di Marisa, niente affatto scontata e che merita di essere approfondita ripercorrendo il suo cammino.

S.Umiltà, una grande famiglia in cui crescere sia come alunno che come docente

Una vocazione, quella per l’insegnamento e le lingue straniere, che Marisa ha riconosciuto fin da giovanissima e che ha portato avanti con costanza dopo l’università tanto da rinunciare, nel corso degli anni, ad altre opportunità lavorative. E nonostante l’inserimento nel mondo della scuola sia tutt’altro che facile e scontato, a riguardare le sfide del passato, le fatiche di ieri sono oggi pienamente ripagate. Una svolta nella sua vita di docente si è avuta proprio con l’incontro con il mondo S.Umiltà,. «Ho iniziato a insegnare a Sant’Umiltà nell’anno scolastico 2014-2015 – racconta Marisa – e quello per me è stato un anno cruciale; ho provato davvero tanta gioia nel fare il mio lavoro. Mi sono sentita accolta in una grande famiglia e mi sono state date tantissime opportunità di crescita e formazione di alto livello, e di questo sono davvero riconoscente con la Fondazione Marri-S.Umiltà che gestisce l’istituto». Poi, dopo tre anni di insegnamento, arriva l’opportunità di ingresso di ruolo nella scuola pubblica e da qui, dopo il confronto con i rispettivi dirigenti, arriva la proposta di continuare a rimanere legata al mondo S.Umiltà attraverso incarichi innovativi. «La Fondazione Marri-S.Umiltà ha ritenuto di investire su un nuovo ruolo nella scuola: quello del docente tutor e coordinatore di un’area didattica – spiega Marisa – La collaborazione con la scuola S.Umiltà è stata possibile grazie alla disponibilità della mia dirigente della scuola statale, che mi ha permesso di accettare l’incarico, dicendomi una frase che trovo ricca di verità: “un’insegnante felice lavora meglio”». E così è stato possibile far combaciare entrambe le esigenze, e la docente lavora già da diversi anni in entrambi gli istituti scolastici.

Marisa Moffa è docente mentore tutor e coordinatore dell’area linguistica a S.Umiltà

Ora Marisa svolge all’interno di S.Umiltà il ruolo di docente mentore, una sorta di tutor per i docenti di lingue straniere, che hanno così modo di confrontarsi con lei sia per la programmazione didattica sia per quanto riguarda le metodologlie di insegnamento. Negli incontri settimanali con i docenti nascono spesso momenti di dialogo sui tanti aspetti che coinvolgono la vita di un insegnante e per cui non esiste un manuale di istruzioni: il rapporto con gli alunni, la gestione della classe e la capacità di essere non solo erogatori di saperi ma maestri di competenza. E’ proprio questo dialogo tra docenti che Marisa sottolinea essere un punto di forza di questa scuola. Nella figura di docente tutor è, inoltre, prevista la compresenza durante diverse ore di lezione. La presenza in classe di due docenti è un valore aggiunto alla didattica: molti insegnanti desiderano ore di compresenza per svolgere attività di cooperative learning, laboratoriali, di recupero e potenziamento dell’apprendimento della propria disciplina. Nella scuola secondaria di primo grado S. Umiltà le ore in compresenza si svolgono ogni settimana, coinvolgendo la lingua inglese e le discipline coinvolte nel progetto CLIL.

La metodologia CLIL

Oltre al ruolo di docente, Marisa Moffa è anche coordinatrice dei progetti dell’area linguistica, tra i quali troviamo il percorso CLIL, su cui la scuola ha puntato molto in questi anni. Questa metodologia didattica prevede l’apprendimento integrato di contenuti disciplinari in una lingua straniera veicolare. Ciò si concretizza nell’insegnamento di alcune materie curriculari in lingua straniera. Ma attenzione: non stiamo semplicemente parlando del semplice insegnamento di una lingua (come l’inglese o lo spagnolo) ma dell’insegnamento di una disciplina non linguistica (a S. Umiltà scienze, geografia e l’informatica) in una lingua straniera appartenente al piano di studi dello studente. Grazie al CLIL si sviluppa un “atteggiamento” linguistico: attraverso l’approccio didattico laboratoriale, le attività di gruppo, l’apprendimento “attivo” lo studente utilizza la lingua straniera per risolvere problemi, per costruire il sapere, la lingua straniera è così uno strumento per apprendere un contenuto disciplinare. Racconta Marisa Moffa: «Gli studenti di una classe prima, ad esempio, hanno realizzato durante le ore di scienze dei depliant a scopo informativo sull’utilizzo consapevole della risorsa acqua in lingua inglese. Hanno imparato a utilizzare un’applicazione sui tablet che abbiamo in dotazione e hanno messo in gioco con entusiasmo le loro competenze linguistiche, scientifiche, digitali ma anche sociali». Il progetto di inserimento CLIL nel percorso curricolare era ambizioso, ma Marisa è oggi pienamente soddisfatta dei risultati ottenuti e della risposta che hanno dato i ragazzi e le famiglie.

L’importanza della formazione docenti

Tutto questo è realizzabile solo attraverso una costante formazione dei docenti, la possibilità di sperimentare, e l’essere parte di una vera comunità educante: sono questi gli aspetti che più hanno colpito Marisa al suo arrivo nell’istituto Sant’Umiltà. Un collegio docenti unito e con uno sguardo su obiettivi comuni l’ha portata a crescere come insegnante e a vivere una formazione che non rimane astratta, ma si cala nel concreto, fin dal giorno dopo, nelle aule con gli studenti. «Rimasi colpita nel vedere come i corsi che seguivamo come docenti venissero messi in pratica subito il giorno dopo – racconta – Per esempio: appena terminato un corso di formazione sui lavori di gruppo con gli studenti in classe, tutti i docenti lo hanno messo in pratica fin dal giorno successivo, creando così belle sinergie anche tra i colleghi e sperimentando immediatamente sul campo quanto avevamo appreso. Questa non è una cosa scontata: tante volte la formazione rimane invece astratta». E gli investimenti fatti in questi anni a S.Umiltà, in particolare sulle tecnologie digitali, permettono di mettere in pratica tante idee e di farli crescere senza paura e in maniera responsabile in una realtà in continua trasformazione.

“I giovani di oggi chiedono ai docenti coerenza, costanza e coraggio. E noi insegnanti dobbiamo credere in loro”

L’esperienza a Sant’Umiltà le ha dato e continua a dare tantissime soddisfazioni, e le ha permesso di crescere come docente a 360 gradi in quello che non è solo un lavoro, ma una vera e propria vocazione. «Una ragazza al termine dell’anno mi ha lasciato un biglietto in cui mi ringraziava per averla fatta appassionare alla materia, e in quella parola, “appassionare”, c’era tutta la gratificazione per il lavoro svolto. A mio parere i ragazzi di oggi devono vedere negli insegnanti tre valori fondamentali: la coerenza, la costanza e il coraggio. Quando un adulto non ha più aspettative su di loro, diventa davvero difficile coinvolgerli e siamo noi a doverli aiutare ad alzare sempre più lo sguardo verso nuove sfide. Mi piace che i ragazzi diventino adulti conservando il coraggio di perseguire i propri ideali. Penso che degli insegnanti competenti permettano ai ragazzi di crescere come cittadini consapevoli, di tenere vivo quel fuoco di passione che spero abbiano anche da adulti. In questo il nostro lavoro ogni giorno in classe ha davvero una grande responsabilità ed è in grado di cambiare il mondo».

 

Articolo tratto da Buonsenso@Faenza