Media Archivi - Accanto agli studenti

Schermata-2020-12-27-alle-23.00.44-1280x610.png

27 Dicembre 2020
Le lezioni d informatica non sono solo un momento per imparare codici e script. All’interno della programmazione annuale delle Scuole Medie Marri S.Umiltà, cerchiamo di far capire ai ragazzi che ogni “nozione” ha un fine chiaro, che ti permette di creare qualcosa di concreto.
Per questo motivo abbiamo proposto ai ragazzi di costruire un sito web partendo da ciò che avevano appreso, mettendo subito in pratica la conoscenza acquisita. Durante il programma scolastico, i ragazzi hanno infatti imparato ad utilizzare app di infografica e,  durante le lezioni CLIL, il software Google Sites .
Gli alunni hanno realizzato innanzitutto una pagina web a livello individuale, sulla loro personale esperienza scolastica. Successivamente, divisi in gruppi, hanno curato la struttura del sito della classe, la grafica, girato e montato video autonomamente, e postato alcuni contenuti. Hanno lavorato a distanza, in presenza, e a casa: autonomamente o su file condivisi. Gli insegnanti hanno arricchito le pagine con altro materiale raccolto nelle attività della seconda e della prima classe e hanno svolto il ruolo di supervisore della pagina della loro disciplina.

Progettare un percorso didattico: quali obiettivi?

Come avviene la progettazione di un percorso di questo tipo? Perché imparare ad usare Google Sites in una scuola che non ha un insegnamento verticale sull’informatica? Scegliere di utilizzare piattaforme di questo tipo permette di raggiungere alcuni obiettivi essenziali: questo tipo di attenzioni aiuta non solo ad acquisire competenze specifiche, ma anche ad incentivare lo sviluppo di quelle interdisciplinari.
Nei particolari, questa attività ha permesso ai docenti di:
  • potenziare le competenze digitali e la conoscenze degli applicativi della G- Suite
  • stimolare la capacità di sintesi
  • stimolare la creatività
  • aumentare la capacità di progettazione
  • lavorare in modo collaborativo, aprirsi alle idee degli altri, supportare le proprie
  • prendere decisioni in modo autonomo e in gruppo, svolgere compiti in autonomia e in gruppo
  • permette di integrare tutte le app di google precedentemente apprese nelle ore di informatica, ma anche altre app come Quizlet, Canva o Kahoot
  • in questo caso, riflettere sulle esperienze scolastiche e sulle competenze acquisite, sul significato di ciò che si fa a scuola
Ecco un percorso didattico dove lo strumento tecnologico diventa una leva formativa per il docente, per fare dell’insegnamento non solo un esperienza frontale, ma un vero e proprio scambio di informazioni e conoscenze per un solo scopo: formare e far crescere

Enrico-Alpi.jpg

12 Dicembre 2020

Una bella soddisfazione non solo per lui ma per tutto l’Istituto: il nostro docente di Italiano e Geografia della Scuola media, Enrico Alpi, ha pubblicato con la casa editrice “Bookabook” il libro ‘Mariarita è speciale, ma ancora non lo sa”, che è possibile acquistare e sostenere tramite una campagna crowdfunding. Una bella testimonianza di un docente che mette in gioco le proprie capacità e competenze in un settore importante come quello dell’editoria e della lettura.

Il libro

Mariarita non è una ragazza come tutte le altre e lo sa bene: dentro la sua testa le emozioni vorticano un po’ troppo forte e questo la costringe a rallentare in tutte quelle situazioni che per i suoi coetanei sono normali. Mariarita comunque è molto fortunata: Mami c’è sempre per lei, Papo la porta a mangiare il gelato, Gabri una volta su cinque la fa vincere a nascondino e Sara è l’amica più bella e perfetta che una ragazza possa desiderare. A volte però basta poco per spezzare un equilibrio che pareva raggiunto: Mariarita ancora non lo sa, ma occorrerà tutto il suo coraggio e la sua forza di volontà per far capire al mondo, al suo mondo, che lei merita una vita all’altezza delle sue aspettative.

Perché hai scritto questo libro?

Ho scritto questo libro dopo alcune esperienze di volontariato in ambienti in cui la disabilità non viene trattata come una malattia, ma semplicemente come una caratteristica personale. Sentivo il bisogno di “buttare fuori”, almeno in parte, ciò che avevo vissuto. Penso che raccontare un storia, anche se questa è totalmente inventata, possa sensibilizzare e perché no, persino strappare un sorriso a tutti coloro che di fronte a situazioni di diversità rimangono bloccati.

L’intervista all’autore su Buonsenso@Faenza